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L'EUROPA IMPONE I DAZI E LA CINA SPOSTA LA PRODUZIONE: ERA TANTO DIFFICILE ASPETTARSELO?

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28-6-2013

Era nell'aria da ben prima dell'ufficializzazione delle misura antidumping che la Commissione Europea ha adottato nei confronti del fotovoltaico cinese.

Ed era facilmente prevedibile, almeno da chiunque abbia un minimo di materia grigia in zucca, evidentemente non lo era per i soloni di Bruxelles.

Possiamo discutere all'infinito se i dazi siano una misura necessaria, giustificata o semplicemente antistorica, quel che è certo è che, oltre ad essere dannosi per il consumatore e per tutta la filiera, sono, nel mondo iperglobalizzato di oggi, assolutamente inutili.

Qualora nei prossimi mesi non venisse trovato un accordo tra Cina e UE, ovvero i dazi al 48,7% venissero confermati, i colossi del fotovoltaico asiatico hanno già in tasco il piano B, un vero e proprio "uovo di colombo" : spostare la produzione in altri paesi, sic et simpliciter.

Grandi aziende produttori – come Trina Solar, JinkoSolar Holding, Canadian Solar , Yingli , tra le tante - si preparano a spostare la produzione all'estero, in Sud Africa, Taiwan, Turchia, Malesia e Thailandia, altri già producono in Polonia e sono nel mirino fabbriche in Romania.

JinkoSolar sembra orientataverso il Sud Africa, Canadian Solar invece sta valutando di aprire nuovi stabilimenti in Taiwan, Malesia, Thailandia, e Turchia. Anche Suntech Power afferma esplicitamente di voler spostare la produzioni fuori dalla Cina “per evitare le sanzioni dell'UE”, come si legge in una dichiarazione dell'azienda del 17 giugno.

I danni che ciò potrebbe comportare sono incommensurabili per l'industria europea, basti pensare come dei colossi con linee di credito illimitate potranno produrre praticamente allo stesso costo (ricordiamo che il costolavoro, nelle grandi aziende incide di circa il 7%, figuriamoci quanto potrebbe influire lo spostamento di una linea produttiva dalla Cina a un altro paese asiatico come la Malesia, per esempio) e invadere il mercato europeo a prezzi stracciati, senza alcun vincolo, assassinando definitivamente la produzione europea.


Probabilmente è anche per quetsa paura che la scorsa settimana i funzionari cinesi e quelli europei si sono incontrati a Pechino per risolvere in modo “amichevole” la questione."Questo genere di cose raramente si risolve dalla sera alla mattina. Ora entrambe le parti sono sinceramente impegnate a lavorare per una soluzione amichevole" ha dichiarato il commissario europeo De Gutch.

Di certo, noi operatori del sottere non possiamo che far notare una cosa: ma era così difficile pensarci prima?

 

 

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